HIV


 
Indice

Introduzione
Le attività del SEREMI
Le dimensioni del problema in Piemonte
Le strategie di prevenzione e controllo
Le evidenze di efficacia degli interventi

Normativa e provvedimenti regionali in materia
Materiale per gli operatori
Materiale informativo
Materiale didattico
Pubblicazioni
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INTRODUZIONE
 

L’HIV (Human Immunodeficiency Virus) è il virus che causa l’AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome), una malattia infettiva che, attaccando i linfociti CD4+, compromette gravemente le difese dell’organismo e porta all’insorgenza di diverse patologie opportunistiche che si verificano prevalentemente in soggetti il cui sistema immunitario è compromesso.

Il quadro clinico delle persone che sviluppano questa malattia è di solito molto grave, tanto da rendere necessarie terapie e trattamenti in centri specialistici ospedalieri di malattie infettive.

L’HIV si trasmette prevalentemente attraverso i rapporti sessuali non protetti (senza preservativo) con persone con infezione da HIV, tramite sangue (ad esempio attraverso aghi adoperati da persone sieropositive per HIV), oppure da madre a figlio durante la gravidanza, al momento del parto o attraverso l’allattamento.

La diagnosi di presenza di infezione da HIV viene fatta attraverso la determinazione di anticorpi specifici diretti contro il virus.

Sin dalla fine degli anni ’80, sono state introdotte terapie capaci, se non di eliminare il virus dall’organismo, di rallentare la progressione della malattia. Solo a metà degli anni Novanta con l’introduzione della terapia antiretrovirale di combinazione denominata HAART, si è osservato un impatto significativo sulla storia naturale dell’infezione.

Da questi anni, in tutti i paesi, tra cui l’Italia, dove è stato introdotto l’uso di questi farmaci si è osservata una rapida e improvvisa diminuzione dell’incidenza dei casi di AIDS e della mortalità. Studi europei, relativi alla seconda metà degli anni Novanta, hanno mostrato un calo dell’incidenza di AIDS tra i pazienti sieropositivi per HIV, una diminuzione dei tassi di mortalità per le patologie AIDS correlate, un calo dei tassi di mortalità soprattutto per le persone con bassi livelli di linfociti CD4+ e un aumento del tempo di incubazione mediano dell’AIDS. Anche diversi studi italiani hanno evidenziato che l’introduzione della HAART ha ridotto notevolmente la mortalità e la morbosità in diversi gruppi di pazienti.

Attualmente questa malattia ha assunto caratteri di cronicità, i trattamenti efficaci nel curare la malattia non permettono però di arrivare alla guarigione; inoltre, mentre si assiste ad una riduzione dei casi di AIDS altrettanto non si verifica per le diagnosi di infezione.

In tale contesto, la sorveglianza dei casi di AIDS, che nei primi anni Novanta è stato il principale strumento per monitorare l’epidemia, non rappresenta più una fonte sufficiente per l’identificazione precoce dei cambiamenti della diffusione dell’infezione da HIV nella popolazione. Per avere un quadro attendibile è necessario sorvegliare l’andamento dell’infezione da HIV.

Fino al 2008, a livello europeo, la Spagna e l’Italia erano i due paesi dove non esisteva un sistema di sorveglianza nazionale. In Italia, in anni differenti, solo alcune regioni, tra cui il Piemonte, e province avevano attivato sistemi di monitoraggio delle nuove diagnosi di infezione da HIV. Nel 2008 è stato approvato il DM del 31 marzo 2008 che istituisce il Sistema di Sorveglianza di nuove diagnosi di infezione da HIV nazionale con l’obiettivo di ottenere elementi di conoscenza utili per la programmazione degli interventi di sanità pubblica e di prevenzione.

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LE ATTIVITA' DEL SEREMI

Il SEREMI coordina le attività della rete dei Centri di Malattie Infettive che partecipano al Sistema di Sorveglianza dell’infezione da HIV. Raccoglie i dati dai centri segnalatori, ne verifica la qualità, li elabora e descrive annualmente un’immagine regionale della diffusione dell’infezione producendo un bollettino e materiali per gli operatori.

Il Servizio partecipa in qualità di riferimento regionale ai gruppi e tavoli di lavoro nazionali coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità e Ministero della Salute sull’argomento. In specifico, si è occupato della realizzazione, su mandato dell’Assessorato alla Tutela della Salute e Sanità, di un progetto nazionale per lo sviluppo del sistema di sorveglianza HIV.

Il Servizio offre agli operatori sanitari del settore che ne fanno richiesta materiali e analisi dei dati personalizzate per corsi di formazioni, convegni e incontri a tema oltre ad aggiornare rispetto a nuovi provvedimenti, indicazioni e progetti nazionali e internazionali.

Il Servizio, tramite un suo rappresentante, svolge il ruolo di coordinatore tecnico della Consulta Regionale HIV/AIDS.

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LE DIMENSIONI DEL PROBLEMA IN PIEMONTE

 
Dal 1999, circa 4.000 persone che vivono in Piemonte hanno scoperto di aver contratto l’infezione da HIV, circa 300 all’anno. Nel 2011, le nuove diagnosi di infezione da HIV sono state in totale 262, le diagnosi di malattia (AIDS) sono state 68.

L’andamento dal 1999 al 2011 appare stabile, mentre in valore assoluto, nel 2011, si registra un calo di 37 casi rispetto all’anno precedente.
Nel 2011, le province con più elevato tasso di incidenza (per 100.000 abitanti) di infezione da HIV/AIDS sono Novara (7,5), Torino (6,9), Alessandria (5,9) e Verbano-Cusio-Ossola (4,9).
Nel 2011, tra i nuovi casi di diagnosi di infezione da HIV/AIDS, i maschi rappresentano circa il 74% del totale. Le donne sono più presenti nelle classi di età giovani-adulte (19-34 anni) mentre i maschi sono più numerosi delle donne dai 35 anni in avanti. Negli ultimi cinque anni (2007-2011), la fascia di età più frequente tra le nuove diagnosi di infezione da HIV è quella che va dai 34 ai 44 anni.

Nel 2011 tra i nuovi casi di diagnosi di infezione da HIV/AIDS gli stranieri rappresentano il 34%.
L’infezione da HIV/AIDS in Piemonte, così come a livello nazionale ed europeo, si trasmette per via sessuale in 3 casi su 4. Dal 2008 si registra una crescita dei rapporti omo e bisessuali non protetti tra le modalità di trasmissione. Negli ultimi tre anni, tra gli uomini, questa modalità risulta la più frequente (48%). Sono in costante calo dal 1999 le infezioni attribuibili allo scambio di siringhe non sterili tra consumatori di droghe per via endovenosa (6% dei casi totali del 2011), nel 1999 questa modalità rappresentava il 22% delle diagnosi dell’anno.

E’ ancora molto alto il numero di persone che nella nostra regione arrivano troppo tardi alla diagnosi o perché già in AIDS conclamato o perché l’infezione HIV è progredita al punto da compromettere il successo delle cure. Nel 2011, il 36% delle persone con nuova diagnosi di HIV ha effettuato la diagnosi in ritardo. Negli ultimi due anni si registra la quota più elevata del quinquennio 2007-2011. Tra gli stranieri è più alta la quota di ritardo (38%) rispetto agli italiani (32%). Inoltre, arrivano maggiormente in ritardo (35%) le persone che attribuiscono alla trasmissione sessuale la propria modalità di acquisizione dell’infezione rispetto a chi ha fatto scambio di siringhe non sterili (26%).

E’ in costante aumento il numero delle persone che vivono in Piemonte con l’infezione da HIV/AIDS, che ha raggiunto all’inizio del 2012 circa le 7600 unità, pari a 1,7 casi ogni 1.000 abitanti. Il 22,5% delle persone che vivono oggi in Piemonte con l’HIV/AIDS ha meno di 40 anni, le donne corrispondono al 30% circa del totale, mentre gli stranieri rappresentano circa il 18%.
L’infezione da HIV/AIDS rappresenta ancora una dei principali problemi di sanità pubblica nella nostra regione sia per numerosità sia per gravità. I suoi determinanti sono prevalentemente legati a comportamenti sessuali (rapporti sessuali non protetti) che non  vengono adeguatamente percepiti come rischiosi.

La prevenzione resta la principale arma a disposizione, gli interventi devono però essere modulati in base alle caratteristiche delle persone a rischio a cui si rivolgono (donne, giovani, maschi che hanno rapporti sessuali con maschi).


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LE STRATEGIE DI PREVENZIONE E CONTROLLO
 


I dati disponibili relativi alle dimensioni e caratteristiche della diffusione dell’infezione da HIV a livello regionale descrivono una situazione critica:
  • le diagnosi di infezione da HIV non sono diminuite negli ultimi anni e l’aumento delle infezioni sessualmente trasmesse registrato ne fa temere una crescita in futuro
  • le persone arrivano tardi alla diagnosi di infezione da HIV e questo è indicativo di una bassa percezione da parte di queste persone della propria condizione di esposizione al rischio
Questi dati dimostrano che l’HIV/Aids è ancora un problema e che gli interventi attuati fino ad oggi non sono stati sufficienti per ridurre i nuovi casi di infezione e indicano la necessità di  un investimento maggiore per il prossimo futuro, soprattutto in prevenzione.

Con Delibera regionale 46 – 10149 del 24 novembre 2008 la Regione Piemonte ha adottato un Piano regionale di lotta alla diffusione delle infezioni sessualmente trasmesse e dell’HIV/AIDS che mira a: 
  • ridurre il numero di nuove infezioni da HIV/IST contrastando i principali determinanti attuali di rischio di infezione quali: la mancata informazione, l’insufficiente conoscenza, le difficili condizioni economiche, l’emarginazione sociale
  • promuovere il miglioramento della qualità di vita delle persone con l’infezione da HIV/AIDS garantendo un accesso ai servizi di terapia, diagnostica, cura, consulenza, informazione di qualità
  • promuovere in tutti i settori della vita la solidarietà e il sostegno, l’accettazione e l’integrazione nella società delle persone che vivono con l’infezione da HIV/AIDS
Lo sviluppo degli obiettivi primari prevede la declinazione di ulteriori specifici obiettivi e l’indicazione di relative strategie di intervento. In particolare rispetto agli interventi di prevenzione primaria e secondaria afferma che:
  • devono essere promossi interventi che attirino e mantengano alta l’attenzione sulla conoscenza delle infezioni IST/HIV/AIDS, considerate come una problematica di salute che riguarda e coinvolge tutta la popolazione 
  • devono essere promossi interventi che contribuiscano all’accettazione di una norma sociale che prevede l’assunzione di responsabilità attraverso comportamenti di protezione
  • ­la prevenzione dell’infezione da HIV deve essere ancorata in modo vincolante e la sua qualità garantita e controllata. La azioni di prevenzione devono essere sviluppate secondo una linea di lavoro comune ed estese su scala regionale
  • devono essere promossi interventi mirati ad abbattere le barriere strutturali, sociali, economiche e sociali che ostacolano l’accesso facilitato alla diagnosi delle infezioni sessualmente trasmesse e che accrescano nella popolazione generale la capacità di riconoscere le occasioni di rischio e la consapevolezza della necessità di ricorrere al test HIV
  • gli interventi per la prevenzione nei gruppi bersaglio devono contemplare una particolare attenzione e sensibilità per evitare il rischio di stigmatizzazione
  • l’offerta di prevenzione basata sulla consulenza individuale e sulla consulenza fornita alle persone colpite dell’HIV/AIDS, deve essere potenziata e diffusa sistematicamente implementandone le occasioni ed i luoghi
  • devono essere sviluppate azioni che promuovano un’offerta formativa continua, specifica ed aggiornata per gli operatori sanitari che a vario titolo sono coinvolti nell’offerta di prevenzione attraverso la consulenza individuale
  • devono essere promossi interventi che promuovano e facilitino l’accesso al test HIV e che limitino e riducano il periodo di latenza che intercorre tra l’infezione e la diagnosi
  • devono essere sviluppate politiche sanitarie che prevedano che l’esecuzione del test HIV sia sempre associata ad una consulenza individuale sia in caso di esito negativo che positivo
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LE EVIDENZE DI EFFICACIA DEGLI INTERVENTI
 

A livello internazionale le priorità definite per la prevenzione alla diffusione dell’infezione da HIV si articolano su una serie di ambiti per i quali sono indicate azioni e interventi specifici.

  • ridurre la trasmissione sessuale dell'HIV 
  • prevenire i decessi per AIDS delle madri e le infezioni nei bambini
  • garantire che le persone affette da HIV ricevano la terapia antiretrovirale (ART)
  • prevenire le persone che vivono con l'HIV muore di tubercolosi
  • proteggere i consumatori di droghe da infezione da HIV
  • garantire che gli uomini che fanno sesso con uomini, lavoratori del sesso e le persone transgender accedano ai servizi per l'HIV
  • responsabilizzare i giovani a proteggersi dall'HIV

Per gli obiettivi prioritari enunciati a livello internazionale è possibile recuperare le indicazioni relative a gli interventi e le strategie efficaci disponibili e documenti e studi correlati sul sito dell’UNAIDS alla pagina: http://www.unaids.org/en/Priorities/default.asp
 

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Ultimo aggiornamento: 07/12/12